“Ho lasciato un mucchietto di questo krill sul muretto in pietra della marina, per permettere a tutti di poterlo osservare”.
Questo è il messaggio che ho letto ieri, sui social di Carmelo Isgrò, direttore del MuMa Museo del Mare di Milazzo.
E quindi mi sono messa le scarpe da ginnastica e sono andata sul lungomare di levante di Milazzo, per vedere da vicino, un qualcosa che non avevo mai visto in tutta la mia vita.
La curiosità era questa: scoprire come erano fatti quegli esseri che seppur millimetrici, influenzano la vita delle balene.
È incredibile come dal “Krill mediterraneo”, ovvero un insieme di piccoli crostacei del plancton, dipenda la vita di cetacei che pesano migliaia di chili.
Se vi state domandando perché ho condiviso questa scoperta con voi, la risposta è molto semplice: la vita dei nomadi digitali è alimentata da piccole e grandi gioie, esattamente come la scoperta del plancton visto da vicino.
Sono cresciuta in un posto di mare, ho lavorato in tutte le regioni italiane baciate dai mari, ho visto decide e decine di documentar dove questi piccoli crostacei vengono trasportati passivamente dalle onde e dalla corrente, ma la loro forma, vista a occhio nudo e soprattutto la loro trasparenza, non mi era mai stata così chiara.
Ho lasciato quel muretto con un grande senso di riconoscenza per giovani come Carmelo, che ogni giorno lavorano per accrescere il bagaglio culturale delle persone e per riempire di emozioni, gli occhi dei bambini.
Ho lasciato quel muretto con un senso di meraviglia, perchè mi ero appena resa conto, di quanto qualcosa di insignificante, possa essere alla base della catena alimentare marina. Esserini di pochi millimetri, sostengono pesci che superano i 20 metri di lunghezza.
Quando ci sentiamo inutili nel mondo, pensiamoci due volte.
Lo siamo davvero?
Ps: se ti stai chiedendo se ho veramente dedicato un articolo al plancton, sappi che sono del Cancro, quindi ho tutto il diritto di commuovermi anche davanti ai crostacei.
